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Per la Cassazione conferimento di azienda e trasferimento di quote: è cessione di azienda

  • di Luigi Mondardini

    Legittima la riqualificazione di una serie di operazioni , ai fini del registro, quale cessione unitaria d’azienda.

    Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 8655, depositata il 29 aprile 2015: si  tratta della sequenza  conferimento di un ramo d’azienda e  poi cessione a terzi delle quote di nuova emissione della società conferitaria.
     
    Ai sensi del art. 20, l’imposta deve essere applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, prevalendo dunque la causa reale dell’operazione sull’assetto cartolare deciso dalle parti.
     
    Ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, il criterio, fissato dall’art. 20, dell’intrinseca natura e degli effetti giuridici degli atti comporta, quindi  che deve darsi preminenza  alla causa reale del negozio giuridico  e alla regolamentazione degli interessi effettivamente perseguita dai contraenti, anche se mediante una pluralità di pattuizioni non contestuali.
     
    Poiché l’imposta di registro ha per oggetto il negozio giuridico e non l’atto documentale, essa richiede l’interpretazione unitaria del negozio, anche se frazionata in atti distinti.
     
    In casi come quello del conferimento e successivo trasferimento delle quote, è configurabile una cessione di azienda, senza neppure la necessità di ricorrere all’abuso del diritto in forza della elusività della operazione. Con la conseguenza che non incombe sull’Amministrazione l’onere di provare i presupposti dell’abuso di diritto o dell’elusione.
     
    A tal proposito, la Corte evidenzia che l’art. 20 del DPR 131/86 è norma che non configura una “disposizione antielusiva”, per cui il richiamo all’art. 37-bis del DPR 600/73 non è pertinente.
     
    Pertanto  non essendo essenziale l’intento elusivo, non possono neppure rilevare le condizioni procedimentali prescritte nell’ambito della disciplina di cui all’art. 37-bis.
     
    L’art. 20 del DPR 131/86 non è, quindi, soltanto una norma interpretativa degli atti registrati, ma anche una disposizione intesa a identificare l’elemento strutturale del rapporto giuridico tributario, il quale è dato dall’oggetto dell’operazione complessivamente intesa (cfr. Cass. n. 2713/2002).
     
    Ai fini dell’imposta di registro, pertanto, la messa in atto di diverse operazioni negoziali miranti a realizzare, attraverso effetti giuridici parziali, un unico effetto giuridico finale traslativo, costitutivo o dichiarativo, comporta comunque, per espressa previsione normativa, una sola qualificazione giuridica dell’operazione complessiva e la sottoposizione a imposta di registro in base alla natura dell’effetto giuridico finale.
     
    Ciò che rileva  non è tanto ciò che le parti hanno scritto, ma cosa le stesse hanno voluto  effettivamente realizzare . 
     

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