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Irrilevanti le valutazioni nel falso in bilancio

  • di Luigi Mondardini

    La Quinta Sezione Penale della Cassazione, con la sentenza n. 33774/15, si è pronunciata in tema di false comunicazioni sociali.

    La Corte per effetto della riforma degli articoli 2621 e 2622 del Codice civile  ( L. 69 del 2015. )sancisce  “l’irrilevanza penale dei fatti derivanti da procedimento valutativo” .
     
    Il riferimento ai “fatti materiali non rispondenti al vero”, senza alcun riferimento alle “valutazioni”, “consente di ritenere ridotto l’ambito di operatività delle due nuove fattispecie di false comunicazioni sociali, con esclusione dei cosiddetti falsi valutativi”. 
     
    Inoltre l’art. 2638 del Codice civile (“Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza”) punisce i medesimi soggetti attivi (“gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci, i liquidatori di società”) dei reati di cui agli articoli 2621 e 2622 che, nelle comunicazioni dirette alle autorità pubbliche di vigilanza, “espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni”. 
     
    Pertanto a parere della Cassazione  “il dato testuale e il confronto con la previgente formulazione degli artt. 2621 e 2622, come si è visto in una disarmonia con il diritto penale tributario e con l'art. 2638 cod. civ., sono elementi indicativi della reale volontà legislativa di far venir meno la punibilità dei falsi valutativi, anche se subito dopo la riforma è stato sostenuto come non possa del tutto escludersi che l'eliminazione di qualsiasi espresso riferimento a questi ultimi sia da imputarsi alla ritenuta superfluità di una loro evocazione. Tale tesi si fonda soprattutto sul dichiarato timore di una riduzione della portata operativa della normativa e finisce per fare ricorso soprattutto a una interpretazione sistematica, partendo dall'assunto che le voci di bilancio sono costituite quasi interamente da valutazioni”.
     
     

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