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False comunicazioni sociali: inasprite le pene

  • di Luigi Mondardini

    Novità partire dal 14.6.2015, con l’entrata in vigore della L. 69/2015.

    Si tratta delle “disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio”.
     
    Il  nuovo art. 2622 c.c. punirà il reato di false comunicazioni sociali nelle società quotate con la reclusione da tre a otto anni.
     
    Di conseguenza, potranno sempre effettuarsi le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione (art. 266 c.p.p.) e non solo, come accade attualmente, nel caso in cui sia stato cagionato un grave nocumento ai risparmiatori.
     
    Con riguardo alle false comunicazioni sociali delle società non quotate (nuovo art. 2621 c.c.), invece, ancorché la sanzione edittale sia aumentata rispetto al passato (reclusione da uno a cinque anni) non sarà possibile effettuare detta attività investigativa.
     
    Quanto alla custodia cautelare in carcere (ex art. 280 c.p.p.), si evidenzia come essa possa essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione “non inferiore” nel massimo a cinque anni. 
     
    Di conseguenza, a partire dal 14.6.2015, tale misura potrà essere adottata, ricorrendone anche le altre condizioni, per i reati di false comunicazioni sociali sia nelle quotate che nelle non quotate (escluse, per le non quotate, le ipotesi di lieve entità e le false comunicazioni delle società non fallibili ex art. 2621-bis c.c.).
     
    Con riguardo ai termini di prescrizione, infine, si evidenzia che  nei casi di false comunicazioni sociali nelle non quotate (ma anche nelle società non fallibili) la prescrizione del reato sarà sempre pari a sei anni, che diventeranno sette anni e sei mesi in presenza di interruzione.
     
    Per  le quotate, invece, il delitto si prescriverà in otto anni, che diventeranno dieci in caso di interruzione.
     
     
     
     
     

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